gli alberi non si muovono


Sì, ce l’ho proprio con te faccia di merda!
July 30, 2009, 10:33 pm
Filed under: non ho bisogno di uno psicanalista | Tags:

Cazzo! Cazzo!Cazzo! Ecco, questo è buon modo per iniziare un discorso. Perché se avessi detto: Padella! Padella! Padella! Non avrebbe certo reso allo stesso modo. Il problema però non è tanto imprecare, perché a imprecare sono capaci tutti, ma dare una direzione alle proprie imprecazioni. E allora facciamo un passo indietro. Perché le imprecazioni, sì questo lo sanno tutti, possono essere frutto di stati d’animo diversi. Ma io non voglio dare niente per scontato e giusto per fugare ogni dubbio intendo fare chiarezza sul mio, di stato d’animo. Si tratta di rabbia. Sì, precisamente di rabbia. Anche se solitamente la rabbia prende all’altezza del piloro (lo stomaco, somaro!) mentre la mia tende a soffocare lentamente verso l’intestino. Ma non è questo il momento per una lezione d’anatomia. Quindi andiamo avanti. Dicevo, indirizzare le imprecazioni. E io so bene verso chi è indirizzata la mia rabbia. Sì, sì. Hai capito bene. Proprio verso di te. Ce l’ho proprio con te. Altrimenti perché annoiarti con questa lagna. Non ti tornano i conti? Vuoi sapere perché ce l’ho con te? Allora, dedicami un paio di minuti e te lo spiego. Ma con ordine. Non voglio permettere alla rabbia di prendere il sopravvento sulla ragione. Quindi partiamo con un breve elenco di motivi. (Porta solo un po’ di pazienza. Sono solo pochi punti).

Primo. Sono deluso. Deluso dal tuo comportamento. Eh sì, sembravi così cambiato, mi avevi talmente riempito d’illusioni che quasi ci avevo creduto. Si lo devo ammettere, mi avevi quasi fregato con i tuoi puerili tentativi di auto perfezionamento. “Sono migliorato” ripetevi. “Sono migliorato”. Ma per piacere… eccoci qua, siamo daccapo. Tutto si ripete. Da un anno a questa parte nulla è cambiato. Sei sempre il solito cazzone. La medesima patata lessa. Gli stessi identici errori. Quasi compiaciuto della tua recidività. Tanta fatica per nulla, insomma. Tanti sforzi vanificati.

Secondo. Sei talmente preso da te stesso che non ti rendi neanche conto di cosa accade realmente intorno a te. Un solipsista. Ecco cosa sei! Incapace di rapportarti lucidamente con la realtà. Creatore di mondi immaginari a tuo uso e consumo. (Nel bene e nel male, sia chiaro!). Ecco, sì. Te lo ripeto allora. Non possiedi nessun, dico nessun contatto con la realtà. Ti aggrappi alla tua fervida immaginazione come se fosse l’unica via d’uscita a quello che altrimenti ti apparirebbe come un incubo insopportabile. La tua vita. Sì, è così. Non c’è tanto da girarci intorno, ed è proprio il caso che tu te ne faccia una ragione. Ti vorrei sputare in faccia per quanto mi fai schifo, perdio! Ma andiamo oltre, ho ben altro da dirti.

Terzo. (Tranquillo è l’ultimo). Dai, ammettilo. In fondo tutto questo ti piace. Un po’ ti mancava razzolare nella tua merda, dì la verità. E non essere codardo. Perché di codardia bella e buona si tratterebbe. Abbi il coraggio di ascoltarmi fino in fondo perché voglio spiegartelo bene bene questo concetto che mi sfruguglia per la testa. Sì, è senza dubbio il più interessante e merita che tu lo ascolti. Ti piaceva talmente tanto autocommiserarti, piangerti addosso, che non potevi accettare di passare più di un anno tranquillo e beato. A te in fondo dà quasi sollievo questo patetico torpore provocato dai tuoi infantili doloretti e dai tuoi sciocchi dispiacerucci. Ne godi. Dì la verità. Sì, perché in fondo tu pensi che stare bene sia da sfigati. Sì, stare bene non è abbastanza da dannato. Non sufficientemente maledetto da consentirti di mantenere viva quest’immagine postadolescenziale di te. Il ragazzo turbato… Ma fammi il piacere! E non fare per andartene. Aspetta! Fammi finire. Dai, onestamente. Pensaci bene. In fondo è umano. La merda è calda. Confortevole. Poi se si tratta della propria! Sei talmente abituato al suo odore. Perché venirne fuori, liberarsene e rimettersi in piedi pulito e profumato? Quando le gambe s’intorpidiscono a tal punto anche una passeggiata può sembrare la maratona di New York. E sia chiaro, non che io non ti capisca. Non sarei un essere umano dotato di ragione. Ma sono stufo di capire. Sono stufo di sentirti parlare. Di sentirti lamentare. Non sopporto proprio più di vedere quella tua stupida faccia pensierosa. A che cazzo pensi?! Eh, dimmelo! A chi lo vuoi far credere di avere chissà quale mistero nascosto dietro quel muso perplesso. Un pallottoliere per scimmie ammaestrare, ecco cosa ti impedisce di compiere la più comune delle reazioni. Sei impegnato a contare le palline. Stupide palline colorate! Nient’altro. E allora ecco, io te lo chiedo per favore. (Sì, lo so. Sei stanco. Ho finito abbi pazienza). Fammi solo questo benedetto favore! Non ti chiederò più nient’altro. Lo giuro. Ma ti prego, levati di torno. Sparisci. Non voglio avere più niente a che fare con te. Mi fai vomitare. Il solo pensiero di te mi fa venire i brividi. E non parlo metaforicamente. Tutto quello che dico corrisponde alla realtà. Parlo sul serio. L’unico desiderio che ho ora (te lo confesso e poi ti mando a dormire) è spaccarti la faccia. Sì, sì. Hai capito bene. Mi piacerebbe da morire farti uscire un bel po’ di sangue dal naso così da rovinare quel tuo bel profilo greco (che poi anche su quest’asserzione ci sarebbe un bel po’ da discutere). E te lo ripeto. Non sto esagerando. E’ la cosa che vorrei di più al mondo. Vederti rantolare a terra mentre sputi sangue e denti sul pavimento. Sì, io vorrei spaccarti la faccia! Ah, che liberazione esternare le proprie emozioni. Anche le più barbare e violente. Perché a volte ce n’è bisogno. C’è bisogno di liberarsi. Di dar sfogo alle pulsioni. Di lasciarsi un po’ andare. E allora ecco, giusto per concludere, io te lo voglio giurare su me stesso (che è l’unica cosa in cui credo) tanto per sancire la questione: a rischio di sembrare ripetitivo, io ti frantumerei la faccia in mille pezzi. Ancora e ancora. E puoi esser certo che se quello che ho davanti non fosse veramente uno specchio l’avrei già fatto da un pezzo. Sì, ce l’ho proprio con te, faccia di merda!

porco_dio

Vignetta di Tagliamani



Oggi rido
December 19, 2008, 7:16 pm
Filed under: non ho bisogno di uno psicanalista | Tags: ,

Sì, già lo so. Vi starete chiedendo: ma cosa hai da ridere? Semplice, questa cosa della mia individualità senza impermeabile che spicca tra gli impermeabili.



sogni nel cassetto
July 24, 2008, 4:44 pm
Filed under: non ho bisogno di uno psicanalista

la versione ufficiale è questa

ci sono una serie di persone
un cordone ombelicale da recidere
un luogo
un feto
alcune reazioni a caso

i rapporti di circostanza diventano un paradosso
se non esistono le circostanze

gli orsi non hanno bisogno dello psicanalista
gli orsi vanno in letargo

scopro a 30 anni che mia madre sognava di dipingere

è meglio sognare tutta la vita un cassetto
o cercare qualcosa nel cassetto e non trovare niente?

una risposta definitiva
è più facile razzolare caldi e sicuri nella merda
che alzarsi
pulirsi
e andarsene

ho una passione per gli egoisti
non per gli egocentrici

mi piace odiare qualcuno

ho dimenticato cosa stavo sognando

comunque grazie



Lasciarsi sfiorare dalle cose
March 30, 2008, 1:34 pm
Filed under: non ho bisogno di uno psicanalista

sì, lo… ultimamente mi faccio vedere poco, ma non è colpa mia… oddio forse un po’ di colpe ce l’ho… però non me la sento di assumermele tutte
si, bé… insomma, è la vita che in certi momenti è carica di altre questioni che non si possono certo lasciare indietro… o vabbè, ma non posso mica annoiarvi co ste storie… sì, sì, lo so, mi volete bene e me lo perdonereste… ma sono già abbastanza io annoiato di me stesso per permettermi di farvi questo…
ehi! c’è nessuno?!…
mmm… forse non c’è nessuno… parlo da solo… non mi basta farlo tutto il santo giorno… ora lo faccio anche al computer… comunque dicevo… sì, sì, ieri sera… proprio ieri sera… sono stato a vedere un concerto… ma non che me ne fregasse poi molto del concerto in sé… era più che altro una scusa per uscire di casa e smettere di ascoltare me stesso… io che mi contorco in sensi di colpa, ansia e confusione… vabbè, insomma sono finito in questo posto pieno di gente… il Circolo degli Artisti… a vedere un concerto pieno di gente… Paolo Benvegnù che suonava… mi ricordavo gli Scisma… che negli Anni 90 non erano male… già negli Anni 90… ora, bé, che dire… dico che il concerto l’ho visto tutto… ho osservato però con più curiosità la gente che avevo intorno… molto composti… molto garbati… un pubblico da Benvegnù… che a dir la verità è pure un bel cognome… applausi composti… ascolti attenti… che altro aggiungere… noioso… Paolo Benvegnù è abbastanza noioso… non che faccia musica brutta… noiosa… solo noiosa…
però sì, è vero… ho imparato una cosa… prendere di buono tutto quello che una situazione ti può dare… eccome se l’ho imparato… se dovessi accontentarmi delle situazione eccellenti per apprendere… campa cavallo!… e così ho ascoltato… tutto il concerto…anche se era chiaro dalla prima canzone che tutto ciò era… noioso… sì, noioso… e così qualcosa di buono ne è uscito… una frase in particolare… sì, lui alternava banalità… troppo amore… trito e ritrito… a frasi interessanti… che ti catturano… una l’ha ripetuta a lungo… diceva così… ma io lascio che le cose passino e mi sfiorino perché non sono in grado di comprenderle… una bella frase… bé, sì… forse da questa frase dovrei imparare qualcosa… lasciarsi sfiorare dalle cose… una considerazione su cui meditare… alla fine anche Benvegnù è servito a qualcosa… noioso… sì, noioso… però quella frase… grazie… grazie ancora!



alla conquista del nulla
October 26, 2007, 12:06 am
Filed under: non ho bisogno di uno psicanalista

poso la bici nel corridoio all’ingresso
mi scaravento sul divano e guardo il soffitto
stasera è particolarmente bianco



Buongiorno
October 11, 2007, 8:18 am
Filed under: non ho bisogno di uno psicanalista

qualcuno ha visto la mia testa rotolare a terra?