gli alberi non si muovono


Jokkmokk (una storia per bambini)
February 25, 2009, 4:28 pm
Filed under: Jokkmokk

Jokkmokk era un paese di poco più di cinquemila abitanti e la casa della famiglia Tano si trovava appena fuori dall’abitato, un quarto d’ora a piedi se le strade non erano ghiacciate a causa della neve.
A Jokkmokk, come in tutti i paesi del nord della Svezia, per un paio di mesi l’anno il sole non sorgeva mai, a parte una tiepida alba nella tarda mattinata, durante la quale i raggi del sole facevano capolino dietro la cima delle montagne. In quei giorni la temperatura poteva scendere fino a trenta gradi sotto zero e la povera Isis, privata anche del tiepido sole invernale, temeva quel periodo più di ogni altra cosa al mondo.
La mattina papà Sampo l’accompagnava a scuola che era ancora notte, e quando la tornava a riprendere era di nuovo buio. E sarà perché papà Sampo aveva la tempra dura dei Lapponi, che non temono di certo il freddo, sta di fatto che non gli riusciva proprio di arrivare in orario. E perlomeno di capire perché avrebbe dovuto farlo.
Imbacuccata dalla testa ai piedi Isis aspettava papà Sampo fuori dalla scuola elementare, con solamente gli occhi scoperti per controllare che arrivasse. Se andava bene erano dieci minuti, altrimenti l’attesa si poteva prolungare fino a mezzora. Mezzora che per Isis diventava un vero e proprio incubo, barricata nel suo piumino invernale, coperta con sciarpa, guanti e cappello. E sotto questa spessa coltre gli occhi azzurri di Isis erano come fari nella notte alla ricerca di papà Sampo.
Cosa era successo quel giorno?
Probabilmente una renna aveva fatto le bizze e aveva costretto papà Sampo ad attardarsi nell’allevamento. E quindi eccolo di nuovo in ritardo. Questo pensava Isis ogni giorno, perché era questo che ogni giorno succedeva.
“Arriverà. Arriverà…” le disse Peter mentre chiudeva alle sue spalle il cancello d’ingresso. “Vedrai che prima o poi arriverà”.
Peter era il bidello della scuola, un lappone di media statura, con gli occhi leggermente a mandorla e le braccia estremamente robuste. Chiudeva la scuola dopo che tutti, insegnanti e alunni, avevano lasciato l’edificio. E come ogni santo giorno la povera Isis era l’ultima rimasta.
Peter era un brav’uomo e vedendo la piccolina intirizzita dal freddo, si inteneriva e rimaneva a farle compagnia. Le parlava sperando che non pensasse al freddo.
E ne aveva di cose da raccontare! Da giovane, prima di diventare il bidello della scuola elementare di Jokkmokk, aveva fatto molti altri lavori. Era uno che si sapeva adattare e col tempo era diventato una specie di tuttofare. Qualunque problema ci fosse all’interno della scuola Peter era in grado di risolverlo. Se si rompeva un banco lui lo riparava, se c’era da appendere qualcosa lui lo appendeva, se c’era da potare le piante lui le potava, se c’era da pulire i pavimenti lui li puliva e se c’era da sturare un gabinetto lui lo sturava. Ma non solo, Peter era anche uno che aveva viaggiato molto perché da giovane aveva tentato la fortuna altrove. Era stato in Danimarca, in Germania e addirittura in Italia. Non si accontentava, allora, della fredda vita di Jokkmokk.
“Pensa a qualcosa di caldo” le disse Peter.
“Ci sto provando…” rispose Isis con la voce un po’ sofferente.
“Lo sai che esistono dei posti nel sud dell’Italia dove la gente non porta quasi mai il cappotto e non sa cosa siano sciarpe, guanti e cappelli? Pensa di essere lì” le propose il bidello.
“E tu cosa ne sai di questi posti?” rispose incuriosita Isis.
“Bè, ci sono stato” ribatté Peter.
“Davvero?” esclamò la piccolina.
“Davvero” le confermò Peter.
“Niente cappotti?” insistette Isis.
“Niente cappotti” ripeté l’uomo.
“Accidenti!” esclamò Isis. “Deve trattarsi di posti bellissimi!”.
“Già, pensa che in Sicilia, dove io ho vissuto per circa due anni, la temperatura scende difficilmente sotto i 5 gradi e la gente gira con cappotti leggeri che non allaccia quasi mai” sopraggiunse Peter.
“Uau! Niente neve quindi?” continuò Isis.
“Niente neve” le confermò il bidello.
“Devo andarci assolutamente” disse la piccolina. “Sì, devo trovare il modo di andarci”.
“Credo che tu sia ancora un po’ piccola per pensare di arrivare fino in Italia da sola” rispose ridendo Peter. “Comunque abbi pazienza. Tra poco tuo padre sarà qui. Per l’Italia c’è sempre tempo”. La salutò e si avviò verso casa. Si era fatto tardi e lo aspettavano per pranzo.
Intanto Isis era caduta in una specie di sonno a occhi aperti in cui si immaginava in Italia con un cappotto di cotone aperto davanti che passeggiava per le vie di Palermo. Stava bene, non sentiva freddo ed era felice. Veramente felice. Anche più felice di quando sognava di riuscire a costruire il superpiumino.
Il superpiumino era un’idea che aveva studiato Isis durante i lunghi periodi di attesa fuori dalla scuola elementare. Si trattava di un piumino speciale, dotato di un sistema idraulico di riscaldamento, che le avrebbe impedito di sentire freddo anche alle temperature più basse. Piccoli tubi di gomma all’interno dei quali scorreva un liquido bollente e che le trasmettevano calore per tutto il corpo.
“Isis, tesoro! Sali in macchina! Corri che è freddo!” Era papà Sampo.
“Ciao papà” disse Isis.
“Scusa amore, ma le renne oggi non si decidevano proprio a rientrare nel recinto” si giustificò il padre.
“Lo so, lo so. Non ti preoccupare” gli rispose la piccola Isis, che oltre a essere bellissima, aveva anche un animo dolce e pieno di buoni sentimenti per tutti. Figuriamoci per papà Sampo!
“A cosa pensavi tesoro? Non mi hai neanche visto quando sono arrivato…” le chiese il padre.
“Un sogno a occhi aperti” rispose Isis “Non ti preoccupare papà. Non è niente”.

TO BE CONTINUED