gli alberi non si muovono


Casa volante
January 24, 2010, 3:31 pm
Filed under: fiabe | Tags:

E adesso vaglielo a spiegare che viaggiavi su una casa volante insieme a tuo figlio e che a un certo punto la casa volante ha deciso di mollarti lì dov’eri per continuare il proprio viaggio da sola. Già, perché una persona sana di mente una storia del genere non la berrebbe mai, anzi penserebbe che la stiamo prendendo per il culo. Ma purtroppo le cose stanno così. E io e mio figlio siamo enormemente grati a questa persona, che è stata l’unica, di tutta la gente che era dentro le proprie case sull’acqua, a darci una mano. Già, è un po’ diffidente, ma perlomeno è uscito di casa e ci ha offerto dell’acqua con pane, pomodoro e formaggio. Sul formaggio c’è anche della maionese, e io la maionese, devo ammetterlo, proprio non la sopporto, ma come si fa a lamentarsi con uno che è giunto in tuo soccorso mentre stavi per affogare insieme a tuo figlio? E allora mentre penso a una scusa credibile da inventarmi con… ah, Stefano, dice proprio di chiamarsi così… a voi lo racconto veramente cosa è successo a me e a mio figlio. Anche se prima una cosa a Stefano gliela voglio proprio chiedere perché vorrei capire che razza di posto è questo con le case sull’acqua come fossimo a Venezia, ma isolati da tutto nel bel mezzo della montagna. Ma forse no, aspetto un po’ invece, e a Stefano gliela chiedo con più calma questa cosa, magari dopo che ho mangiato il mio pane, pomodoro e formaggio con un pizzico di maionese e che mi sono ripreso da questa brutta avventura. E allora mentre cerco di rimettermi e aspetto di capire da Stefano in che razza di posto siamo, vi racconto com’è successo che la nostra casa volante ci ha lasciato qui nel bel mezzo del niente e se n’è fuggita via.
Continue reading



la camicia dell’uomo contento
June 19, 2007, 10:35 am
Filed under: fiabe

Un Re aveva un figlio unico e gli voleva bene come alla luce dei suoi occhi. Ma questo Principe era sempre scontento. Passava giornate intere affacciato al balcone, a guardare lontano.

Ma cosa ti manca? gli chiedeva il Re.
Che cos’hai?
Non lo so, padre mio, non lo so neanch’io.
Sei innamorato? Se vuoi una qualche ragazza dimmelo, e te la farò sposare, fosse la figlia del Re più potente della terra o la più povera contadina!
No, padre, non sono innamorato.

E il Re a riprovare tutti i modi per distrarlo! Teatri, balli, musiche, canti; ma nulla serviva, e dal viso del Principe di giorno in giorno scompariva il color di rosa. Il Re mise fuori un editto, e da tutte le parti del mondo venne la gente più istruita: filosofi, dottori e professori. Gli mostrò il Principe e domandò consiglio.
Quelli si ritirarono a pensare, poi tornarono dal Re.

Maestà, abbiamo pensato, abbiamo letto le stelle; ecco cosa dovete fare. Cercate un uomo che sia contento, ma contento in tutto e per tutto, e cambiate la camicia di vostro figlio con la sua.

Quel giorno stesso, il Re mandò gli ambasciatori per tutto il mondo a cercare l’uomo contento. Gli fu condotto un prete:

Sei contento? gli domandò il Re.
Io si, Maestà!
Bene. Ci avresti piacere a diventare il mio vescovo?
Oh, magari, Maestà!
Va’ via! Fuori di qua! Cerco un uomo felice e contento del suo stato; non uno che voglia star meglio di com’è.

E il Re prese ad aspettare un altro. C’era un altro Re suo vicino, gli dissero, che era proprio felice e contento: aveva una moglie bella e buona, un mucchio di figli, aveva vinto tutti i nemici in guerra, e il paese stava in pace. Subito, il Re pieno di speranza mandò gli ambasciatori a chiedergli la camicia.Il Re vicino ricevette gli ambasciatori, e:

Si, si, non mi manca nulla, peccato però che quando si hanno tante cose, poi si debba morire e lasciare tutto! Con questo pensiero, soffro tanto che non dormo alla notte!

E gli ambasciatori pensarono bene di tornarsene indietro. Per sfogare la sua disperazione, il Re andò a caccia. Tirò a una lepre e credeva d’averla presa, ma la lepre, zoppicando, scappò via. Il Re le tenne dietro, e s’allontanò dal seguito. In mezzo ai campi, sentì una voce d’uomo che cantava la falulella.
Il Re si fermò:

Chi canta cosi non può che essere contento!

E seguendo il canto s’infilò in una vigna, e tra i filari vide un giovane che cantava potando le viti.

Buon dì, Maestà! disse quel giovane.
Così di buon’ora già in campagna?
Benedetto te, vuoi che ti porti con me alla capitale? Sarai mio amico.
Ahi, ahi, Maestà, no, non ci penso nemmeno, grazie. Non mi cambierei neanche col Papa.
Ma perché, tu, un cosi bel giovane…
Ma no, vi dico. Sono contento così e basta.
Finalmente un uomo felice! pensò il Re.
Giovane, senti: devi farmi un piacere.
Se posso, con tutto il cuore, Maestà.
Aspetta un momento.

E il Re, che non stava più nella pelle dalla contentezza, corse a cercare il suo seguito:

Venite! Venite! Mio figlio è salvo! Mio figlio è salvo.

E li porta da quel giovane.

Benedetto giovane, dice, ti darò tutto quel che vuoi! Ma dammi, dammi…
Che cosa, Maestà?
Mio figlio sta per morire! Solo tu lo puoi salvare. Vieni qua, aspetta!

E lo afferra, comincia a sbottonargli la giacca. Tutt’a un tratto si ferma, gli cascano le braccia.

L’uomo contento non aveva camicia.

Da Fiabe Italiane di Italo Calvino