gli alberi non si muovono


110 decibel (prove di registrazione parte prima)
October 28, 2008, 1:22 pm
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Sono troppo curioso di vedere queste bottiglie di birra sparate a 500 chilometri orari con un fucile ad azoto per pensare ad altro.
Dico io, ma non aveva proprio nient’altro da fare questo Arcangelo Sassolino?
Personalmente diffido degli ingegneri, poi un ingegnere che si mette in testa di fare l’artista proprio lo devo capire.
Baaaaaaam! Sparata la prima bottiglia. Questa ragazza accanto a me per poco non ci rimane secca. E poi il grido è internazionale. Ah! è ah! in francese, in italiano, in tedesco, in inglese. Sì, anche in inglese, non c’è modo di semplificarlo ulteriormente. E anche in francese, quella lingua meravigliosa, dolce, romantica e sensuale, ah! esce come un ah! Quindi non sono in grado di capire se quell’ah! è francese, italiano, tedesco o inglese. E’ un semplice ah!
Se l’è proprio fatta sotto la ragazza dicevo, e io che ero lì, comodo, accovacciato per terra in attesa del botto, questo ah! proprio non me l’aspettavo. Sì, perché non era un ah! qualunque, era un ah! a 110 decibel di paura, e allora penso che Arcangelo Sassolino ha capito proprio tutto, l’ingegnere artista, e che lui in realtà non voleva colpire quelli come me, che stanno lì, seduti, tranquilli ad aspettare il botto, ma quelli come la ragazza, che poi non so se è francese, italiana, tedesca o inglese, perché un ah! è un ah! in tutte le lingue del mondo. Già, quelli come Lei che passano lì e gridano se c’è da gridare, si grattano la testa se c’è da grattare e si chiedono che sarà mai questo fucile che carica bottiglie verdi di vetro completamente vuote.
Sì, con loro funziona e allora capisco anche il titolo dell’installazione.
Afasia 1.
Ma mi perdonerà, Arcangelo Sassolino, se io la sua installazione l’avrei chiamata Ah!, internazionale e comprensibile per tutti.
Già, perché un ah! è un ah! in tutte le lingue del mondo, in francese, quella lingua meravigliosa, dolce, romantica e sensuale, ma anche in italiano, in tedesco e in inglese. Perché neanche in inglese è possibile accorciarlo. Un ah! rimane un ah!
Dicevo, è con loro che funziona, con quelli come la ragazza, che non sanno niente di Afasia 1 di Arcangelo Sassolino, ma non con quelli come me che si fermano a leggere le didascalie e sanno già quello che succederà.
Allora mi chiedo, visto che funziona così, se non sarebbe meglio evitare le didascalie. Uno entra, vede questo grande fucile chiuso in una gabbia, carico di bottiglie di vetro vuote e si chiede: “Che sarà mai questa grande stronzata?”.
Già, perché quando si tratta di arte contemporanea bisogna andarci coi piedi di piombo, diciamo che nove su dieci si tratterà certamente di una stronzata clamorosa, ma nel caso di Arcangelo Sassolino posso dire che abbiamo a che fare con un’eccezione. Un’eccezione che conferma la regola.
Già, proprio Afasia 1 di Arcangelo Sassolino, che avrei chiamato più correttamente Ah!, anche se forse sarebbe stato meglio se io non avessi saputo cosa sarebbe successo, perché è così che funziona, tu non sai che il fucile spara, e allora tiri fuori un ah! tutto di paura, anche se poi mi chiedo se mi sarei mai fermato. Già, se non avessi saputo cosa sarebbe successo, intendo dire. Perché allora dovevo essere fortunato come la ragazza che ha gridato ah!.
Baaaaaam! Siamo già al secondo colpo, ma non c’è niente da fare, ormai lo so che sparerà, e non mi spavento di certo, con quella paura spontanea che ha tirato fuori un ah! a quella ragazza che non sapeva niente, ma poi penso che forse, io, un ah! del genere non l’avrei mai tirato fuori anche se non avessi saputo niente. E’ una questione di carattere. Non mi riesce proprio di esternare le emozioni a me. E il mio ah! si spegne comunque nello sterno.
Sì, proprio all’altezza dello sterno.
E allora forse è quello il senso di Afasia 1, magari Arcangelo Sassolino è uno come me, che non riesce a esternare le emozioni, neanche lui, e anche il suo ah! si spegne sistematicamente all’altezza dello sterno. Sì, perché anche lui, in fondo, proprio come me, sapeva quello che sarebbe successo, lui che è un ingegnere artista, e che quel fucile l’ha ideato.
Rimane il fatto che io Afasia 1 l’avrei chiamato Ah! perché anche se non riesci a esternare le emozioni come me e Arcangelo Sassolino, quell’ah! esiste e anche se si ferma a livello dello sterno rimane un ah!, un ah! che è un ah! in tutte le lingue del mondo. Sì, anche in inglese, che non si può mica tradurre un ah!
E allora rimangono a terra i cocci delle bottiglie di vetro fracassate, perché Arcangelo Sassolino lo sapeva che il cumulo si sarebbe formato e che magari quotidianamente qualcuno avrebbe dovuto pulire. Già, perché a forza di sparare bottiglie contro il muro il cumulo diventa gigantesco e si rischia che non ci sia più spazio. D’altronde Arcangelo Sassolino è un ingegnere, un ingegnere artista, e lui queste cose le sa di certo.
Anche se io, ad Arcangelo Sassolino, una cosa gliela voglio proprio dire – oltre al fatto di togliere le didascalie perché se uno non sa è meglio – gli voglio dire che a me sono due le cose che piacciono di Afasia 1, che sarebbe poi meglio si chiamasse ah!, e cioè il fatto che ogni giorno c’è qualcuno che raccoglie i cocci delle bottiglie fracassate e permette al fucile di continuare a sparare contro il muro. E poi il caricamento delle bottiglie. Questo sì che è veramente bello!
Quel rumore di aria compressa che tira indietro il caricatore, la bottiglia che cade dentro con quel rumore – bé, sì, di vetro, di che altro sennò – e infine il caricatore che nuovamente con un rumore di aria compressa prepara il fucile per il colpo in attesa dell’ah! Che sia poi un ah! vero o un ah! che si ferma all’altezza dello sterno, questo non ha importanza.
L’attesa, l’attesa dell’ah!
Questa sì che è una bella cosa, Arcangelo Sassolino!
Baaaaam! Siamo al terzo colpo. Non ho calcolato quanto passa tra un colpo e l’altro, ma ci vuole un bel po’ tra un ah! e un suo simile, che poi è un ah! in tutte le lingue del mondo, anche in francese, quella lingua meravigliosa, dolce, romantica e sensuale, ma anche in italiano, in tedesco e in inglese. Già, perché anche in inglese un ah! è un ah!, non si può mica tradurre! Né tantomeno accorciare. In alcun modo.
E comunque io sono qui che aspetto. Sì, aspetto il prossimo colpo. Non ho alcuna fretta, caro Arcangelo Sassolino.

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