gli alberi non si muovono


Io non posso entrare al supermercato
September 5, 2008, 10:39 am
Filed under: la mia scimmietta

Non è molto che mi sono trasferito sulla via Collatina e quindi non conosco molto bene la zona. Devo acquisire i tempi giusti. Parlo di quei tempi, di quegli equilibri che ti permettono di muoverti con agilità all’interno dell’ecosistema in cui vivi. Sapere dove si trovano i supermercati, il ferramenta, il bar, le poste, la banca, è importante per acquisire sicurezza nelle faccende più comuni, nei gesti quotidiani. La giornata deve smettere di essere inseguimento e trasformarsi in valzer ben cadenzato.
Oggi esco in avanscoperta.
Vado a perlustrare quella grande struttura che domina la via.
Si chiama Auchan.
Sì, forse avrei potuto dare la precedenza al GS, ma sono stato attratto da quella figura imponente e da quel senso di apertura che restituiva alla vista. A un certo punto sembrava avessero deciso di non costruire più abitazioni, per lasciare spazio a quel colosso e alla sua scritta rossa che domina incontrastata.
Auchan. Una folata di vento in bocca.
In realtà non amo i grandi centri commerciali. Sono affezionato ai supermercati, ma bisogna ammettere che anche in loro risiede un fascino particolare. Vivono della loro grandezza. Una sorta di neoclassico della distribuzione commerciale. Una struttura che forse, sarebbe stata cara ai grandi dittatori. Probabilmente se Mussolini, Hitler o Stalin fossero vissuti ai tempi nostri sarebbero stati proprietari di una grande catena di centri commerciali invece che sfacciati carnefici. Meno implicazioni politiche e un modo diverso, più subdolo, di fare stragi. Ma il mio amore per le medie dimensioni nasconde anche una questione logistica e non è solo un vezzo estetico. Quando il portafoglio piange e viene alimentato in modo discontinuo, si tende a fare tante piccole spese. Non si sa mai se si arriverà al giorno dopo. Non si ragiona per mesi o per settimane, ma semplicemente per giorni. Più spesso per ore. Non è raro che io faccia una spesa la mattina e una il pomeriggio. E per questioni del genere ci vuole velocità, ma allo stesso tempo risparmio. E quale soluzione coniuga in modo tanto efficace queste due caratteristiche?
Parlo evidentemente del supermercato.
Abbastanza grande da farti risparmiare. Abbastanza piccolo per fare una cosa alla svelta.
Ecco. Questo non si addice agli ipermercati. I posti come l’Auchan nascono per realizzare le grandi spese, le scorte di un mese, vivono del concetto di lungo termine, fanno pensare agli accaparramenti alimentari pre-nucleare o post-catastrofe. Insomma, un altro approccio nei confronti dell’esistenza.
Non si può perdere tutto quel tempo per comprare quattro cose.
Ce l’ho, tanto per cominciare, con quella fila interminabile di casse, che a percorrerla tutta ci si mette lo stesso tempo che si impiega per fare un intero giro del GS.
Va bene, lo so. Anche il GS ha degli ipermercati, ma io quando penso al GS penso alla dimensione supermercato. La dimensione per cui è nato. O con la quale l’ho scoperto.
Dicevamo. Un altro problema, i guardiani, i custodi di quell’inferno. I buttafuori dei centri commerciali, mutuati direttamente dalla struttura sociale delle discoteche, implacabili e arroganti: “Mi scusi, signore”. Ma quel “mi scusi” nasconde un’aggressione difficilmente tollerabile. Un vilipendio della natura umana. Vestiti da Matrix e con l’aria da agenti della CIA sono la più odiosa personificazione del potere. Il controllo sulle cose. L’ordine ad ogni costo. Nessuna tolleranza.
Sembra un percorso ad ostacoli. Dopo aver superato il pavimento scivoloso dell’ingresso, dopo aver affrontato trenta o quaranta casse per raggiungere l’entrata, dopo aver sciupato tanta energia, quando ci sei quasi… Tac. Eccolo lì. Lo stronzo che ti aspetta.
“Signore, non può entrare con la sua scimmietta”.
Prima ancora che me lo dica faccio marcia indietro.
Bisogna affrontarli a testa alta questi figli di puttana, camminando decisi sul lastricato bianco.
Torno la prossima volta.
Ci vogliono indubbiamente un paio di anfibi.

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