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	<title>gli alberi non si muovono</title>
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		<title>Casa volante</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 15:31:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>glialberinonsimuovono</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E adesso vaglielo a spiegare che viaggiavi su una casa volante insieme a tuo figlio e che a un certo punto la casa volante ha deciso di mollarti lì dov’eri per continuare il proprio viaggio da sola. Già, perché una persona sana di mente una storia del genere non la berrebbe mai, anzi penserebbe che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=glialberinonsimuovono.wordpress.com&amp;blog=11867&amp;post=151&amp;subd=glialberinonsimuovono&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E adesso vaglielo a spiegare che viaggiavi su una casa volante insieme a tuo figlio e che a un certo punto la casa volante ha deciso di mollarti lì dov’eri per continuare il proprio viaggio da sola. Già, perché una persona sana di mente una storia del genere non la berrebbe mai, anzi penserebbe che la stiamo prendendo per il culo. Ma purtroppo le cose stanno così. E io e mio figlio siamo enormemente grati a questa persona, che è stata l’unica, di tutta la gente che era dentro le proprie case sull’acqua, a darci una mano. Già, è un po’ diffidente, ma perlomeno è uscito di casa e ci ha offerto dell’acqua con pane, pomodoro e formaggio. Sul formaggio c’è anche della maionese, e io la maionese, devo ammetterlo, proprio non la sopporto, ma come si fa a lamentarsi con uno che è giunto in tuo soccorso mentre stavi per affogare insieme a tuo figlio? E allora mentre penso a una scusa credibile da inventarmi con… ah, Stefano, dice proprio di chiamarsi così… a voi lo racconto veramente cosa è successo a me e a mio figlio. Anche se prima una cosa a Stefano gliela voglio proprio chiedere perché vorrei capire che razza di posto è questo con le case sull’acqua come fossimo a Venezia, ma isolati da tutto nel bel mezzo della montagna. Ma forse no, aspetto un po’ invece, e a Stefano gliela chiedo con più calma questa cosa, magari dopo che ho mangiato il mio pane, pomodoro e formaggio con un pizzico di maionese e che mi sono ripreso da questa brutta avventura. E allora mentre cerco di rimettermi e aspetto di capire da Stefano in che razza di posto siamo, vi racconto com’è successo che la nostra casa volante ci ha lasciato qui nel bel mezzo del niente e se n’è fuggita via.<br />
<span id="more-151"></span>Allora, intanto una cosa va chiarita subito. Io non ho figli.<br />
Questo bambino l’ho visto oggi per la prima volta nella casa volante. Che poi io, quando in principio ci sono salito sulla casa volante, tanto volante non sembrava mica. Volante ci è diventata dopo che ci sono salito dentro perché volevo capire cosa ci faceva un bambino solo in una casa sul ciglio di una strada di montagna. Ma forse lo dovevo capire subito che quella non era una casa normale perché le case normali non se ne stanno mica precarie sul ciglio di una strada di montagna, ma hanno un posto ben definito, dove probabilmente passeranno il resto della loro vita con le fondamenta ben piantate nel terreno. Una cosa per volta, però, perché le cose strane da spiegare sono molte e ci vuole certamente un po’ di tempo e di pazienza. Mentre finisco il mio panino e bevo un po’ d’acqua gentilmente offerta da Stefano &#8211; sì ok, il servizio lascia un po’ a desiderare ma sorvoliamo – e me ne sto appoggiato col braccio su quello che definirei l’attracco di una barca, cerco di ricostruire i fatti.<br />
Ora, innanzitutto una cosa che è necessario premettere è che vi prego di non farmi domande ulteriori. Le mie spiegazioni vi devono bastare perché ci sono cose che non sono proprio in grado di argomentare. Come ad esempio perché stamattina mi trovavo da solo, e per di più a piedi, su una strada di montagna. Bé, questo proprio non lo so, quindi vi ripeto, non ponetemi altre domande. Io ne so quanto voi. Diciamo che passeggiavo. Una passeggiata salutare in montagna. Ma è chiaro che se passeggi in montagna l’ultima cosa che ti aspetti di trovare è un bambino solo dentro una casa di montagna sul ciglio della strada. Ora, io, da persona di buon cuore quale sono, è evidente che mi sono fermato per capire che ci faceva un bambino da solo in un posto del genere. Anche se devo dire che il bambino da solo sembrava trovarsi bene e non appariva per niente preoccupato, come d’altronde ogni bambino della sua età sarebbe, in una situazione come quella. No, il nanetto era tutto meno che preoccupato. Sbadigliava come chi si è appena alzato. E non che io mi volessi fare a tutti i costi gli affari suoi, ma a me questa cosa incuriosiva molto e volevo capire esattamente cosa stava succedendo. E’ per questo che sono entrato nella casa, che poi era aperta, che se lo avessi saputo prima che era una casa volante che ci avrebbe poi mollato nel primo villaggio acquatico che incontrava, col cavolo che ci sarei entrato. Ma ormai è andata così e quindi mi limito a raccontare.<br />
Bé, ci crederete o no, questo è successo. La casa, a un certo punto, ha deciso di iniziare a volare, proprio quando io ci ho infilato dentro il mio piede destro. E non è che volava così, tranquilla, come fosse un normale volo di linea. Macché! Sembrava che la casa avesse messo il turbo, che avesse fretta di arrivare da qualche parte. E forse per questo sfrecciava a velocità folle tra valli, alberi, fiumi e creste montane. Perché dico io, va bene che vuoi sbrigarti per arrivare non so bene dove, ma ti pare questo il modo di trasportare due passeggeri? Di cui uno minorenne per di più. Ma non c’era modo di farglielo capire alla casa che doveva andare più piano, perché d’altronde era una casa volante, mica parlante, e quindi lei andava per i fatti suoi e oltretutto, aggravante non certo da poco, non mi sembrava di vedere da nessuna parte la cabina di comando. Quella dove di solito c’è perlomeno un volante e una serie di pulsanti e manopole per decidere dove andare, a che velocità, se accendere o meno i tergicristalli, il riscaldamento – perché sì, va detto, in quella casa faceva freddo – o se fermarsi invece da qualche parte. No, di cabine di comando non ce n’era neanche l’aria.  E la casa volante continuava ad andare senza sosta e a me, a dire il vero, sembrava che andasse sempre più forte. Poi, nello scombussolamento generale, mi pareva che la direzione verso la quale ci stavamo dirigendo fosse l’ovest, ma su questo non ci giurerei perché io l’ovest ho appena imparato a riconoscerlo sulla terraferma, ma a bordo delle case volanti mi riusciva un po’ più difficile orientarmi. E poi sembrava che solo io mi facessi tutte queste domande sulla casa volante, sulla cabina di comando, sulla velocità eccessiva e sulla direzione da prendere. Perché il bambino &#8211; che poi non sono i bambini quelli che di solito fanno le domande? &#8211; sembrava estremamente tranquillo in quella che allo stato attuale delle cose credo sia ormai la sua ex casa volante. E mentre il bambino se ne stava beato a coccolarsi non so con quali pensieri la casa continuava a sfrecciare tra valli, alberi, fiumi e creste montane finché a un certo punto l’acqua ha iniziato a prendere il sopravvento e sembrava che stessimo viaggiando seguendo il corso di un fiume. Un fiume, a dire il vero, un po’ troppo grande per essere in montagna – perché in montagna che io sappia ci sono solo torrenti – ma comunque non mi pare il caso di sottilizzare in una storia di case volanti senza cabina di comando abitate da bambini senza genitori ma apparentemente tranquilli. Ecco, allora seguivamo il corso di questo strano fiume a una velocità folle e non mi chiedete perché al bambino non ho domandato se avesse la più pallida idea di dove stessimo andando perché non ne so nulla. O almeno ne so quanto voi, perché poi il bambino, io, credo di non averlo mai sentito parlare da quando sono salito sulla casa e per quello che ne so potrebbe anche essere muto. Ed è per questo che vi chiedo di non farmi ulteriori domande perché io, ad esempio, non ve lo saprei spiegare proprio perché a un certo punto la casa volante si è fermata. Sì, perché non si è fermata come si fermano tutte le case che si rispettino, che piantano le loro fondamenta a terra e se ne stanno lì buone buone per 100-150 anni. No, la casa volante se ne stava lì sospesa sull’acqua come se aspettasse dalla montagna di fronte un segnale per ripartire. E allora io è in quel momento che ho cercato di avvicinarmi un po’ al bambino per parlargli e per cercare di capirci qualcosa di questa diavolo di casa volante. E naturalmente l’ho fatto nel modo confidenziale che si usa generalmente con i bambini. Ai bambini, infatti, mica si dà del lei o si usano degli inutili formalismi. No, tuttalpiù ai bambini si fa un sorriso, una smorfia oppure, così come ho deciso di fare io – chiamiamola la mia “tecnica di approccio” –, gli si fa solletico sulla pancia e poi gli si strizza il pisellino. Ma devo dire che la mia “tecnica d’approccio” non ha dato i risultati sperati perché il bambino sembrava più che altro infastidito dal mio gesto. O perlomeno diciamo che sembrava non gradire. E su una casa volante non c’è mica tempo di stare troppo a pensare alle conseguenze delle proprie azioni perché appena volti la testa, via! Ecco che la casa è ripartita di nuovo, se è possibile anche più spedita di prima, continuando la sua marcia verso questo presunto ovest sulle tracce di un curioso fiume alpino. E non chiedetemi dove portasse questo sentiero immaginario seguito dalla casa volante – va a capire che c’hanno in testa le case volanti! – l’unica cosa che so per certo è che si stava facendo scuro e che evidentemente il tempo scorre più velocemente sulle case volanti perché a me era sembrato di salirci che era mattina su questa strana casa e non mi pare che sia passato tutto questo tempo da poter giustificare l’arrivo repentino di un tramonto. Già, il sole scendeva, ma non come scendono normalmente i soli in tutti i posti normali del mondo, dove non esistono case volanti, bambini che non parlano e tanto meno fiumi troppo grandi per la montagna. No, il sole scendeva come scendono le tapparelle della finestra quando qualcuno le chiude la sera prima di andare a dormire, a vista d’occhio. E a me una cosa del genere a questo punto non sembra più neanche tanto strana, perché quando la cosa strana è una sola uno ci fa caso, ma quando diventano tante uno finisce per abituarsi. E poi non chiedetemi – di nuovo? &#8211; com’è successo che la casa ci ha abbandonato, perché non lo so proprio come le case volanti possano decidere di abbandonare i propri passeggeri, so solo che mi sono ritrovato in acqua con il bambino che continuava a non parlare e con la casa volante che sfrecciava via da sola diretta in non so quale posto. E allora è in quel momento che ho realizzato che sulla casa volante il tempo scorreva effettivamente più veloce perché mentre ero in acqua e cercavo di recuperare il bambino che non parlava, tutto intorno si era fatto completamente buio e le uniche luci rimaste erano quelle delle case che stavano lungo il corso d’acqua. Anzi, per essere più precisi le case avevano le loro fondamenta nell’acqua. Sì, insomma, sembrava una città lagunare, ma su un fiume invece che su una laguna. E le luci nelle case non erano accese così tanto per esserlo, ma perché dentro ci abitava qualcuno. Già, perché mentre io cercavo di capirci qualcosa in questa storia della casa volante e annaspavo con i miei vestiti bagnati in acqua, la vedevo la gente che mi osservava dall’interno delle proprie belle case illuminate, ma pareva che nessuno fosse abbastanza interessato da uscire allo scoperto per aiutare due poveracci abbandonati nel fiume dalla loro beneamata casa volante. Sembrava che questa gente fosse spaventata dalla nostra presenza. Che fosse il bambino che non parlava il problema? Bé, perché a dirla tutta non pareva che fossero proprio impressionati da stupide storie di case volanti e allora io mi chiedevo se questa gente non fosse più abituata alle case volanti che ai bambini apparentemente muti. No, il problema non era quello. Il problema era che non avevano la minima intenzione di scomodarsi per venire fuori a dare una mano a me e al bambino. Perché poi io, il bambino, anche se continuava a non parlare, l’avevo recuperato e lo tenevo in braccio che galleggiava, ma sembrava che neanche questa cosa muovesse a compassione nessuno. Ci guardavano, al sicuro dentro le loro casette calde e illuminate, ma l’idea di affacciarsi anche solo alla finestra per capire se avevamo bisogno di aiuto non li sfiorava proprio. Ed è a quel punto che ho deciso che il bambino, in quella situazione di pericolo, era necessario che diventasse mio figlio. Perché non puoi star mica a spiegare alla gente, mentre rischi di affogare, che il bambino che hai tra le braccia l’hai conosciuto per caso in una casa volante pochi minuti prima, ma che nella casa volante, dove il tempo passa più veloce, erano diventati una giornata intera, quella stessa casa volante che quando ci eri entrato dentro era ferma sul ciglio della strada come una casa qualunque. No, una cosa del genere era evidentemente troppo lunga da spiegare e poi il bambino faceva molto più effetto se in quella situazione diventava il mio bambino.<br />
“Aiuto! Il mio bambino!” gridavo.<br />
“Aiuto!”.<br />
Non che si siano precipitati a soccorrerci, questo sia chiaro, ma perlomeno dopo il quarto o quinto “aiuto!” qualcuno si è iniziato a sporgere dalla finestra con un po’ di curiosità e dopo il sesto, di “aiuto!”, ho visto un uomo uscire di casa e avvicinarsi timoroso verso di me e quello che era diventato a tutti gli effetti il mio bambino. Era colui che poi si sarebbe identificato come Stefano. Ma nonostante la situazione fosse di palese pericolo Stefano non ci pensava proprio ad avvicinarsi, porgendoci magari una corda o più semplicemente un braccio per aiutarci a venir fuori dall’acqua. Già, perché come dicevo prima non si trattava di un fiume come tutti gli altri con una riva verso la quale arrancare. No, le case avevano le fondamenta nell’acqua e se qualcuno non ti apriva la porta di casa c’era ben poco verso cui arrancare. Rimanevi in acqua a lessarti le dita. E quando dico che c’era più di una cosa strana da spiegare in questa storia evidentemente non esagero. E fra queste va annoverata sicuramente la maniera curiosa nella quale Stefano ha pensato bene di aiutarci.<br />
“Io sono Stefano” mi fa.<br />
Mica una corda dicevo, né una mano, né tanto meno una coperta &#8211; perché sì, io e quello che era diventato ufficialmente il mio bambino cominciavamo a sentire freddo. No, “io sono Stefano” e poi ci porge un piatto di plastica pieno d’acqua come se fossimo degli animali da abbeverare e poi ancora un po’ di pane, pomodoro e formaggio con un pizzico di maionese. E mentre io e il mio bambino ce ne stavamo completamente a mollo nel fiume a mangiare i nostri panini aggrappati con le braccia a quello che era a tutti gli effetti l’attracco per una barca, Stefano ci osserva, e anche se non aggiunge niente a “io sono Stefano”, inizia a prendere confidenza con la nostra presenza. Ora, non è che sia proprio una gran bella cosa osservare in quel modo qualcuno che mangia. Oltrettutto con il corpo completamente a mollo nell’acqua senza che ti venga minimamente in testa l’idea di darci una mano. No, non lo è. Ma cosa dire all’unica anima buona di un intero paese che, con tutta la diffidenza di questo mondo, perlomeno ha deciso di venire in nostro aiuto?<br />
Eh? Cosa direste voi a Stefano? Ma niente evidentemente! Che cosa vuoi dire a Stefano! Che ci guardi pure mangiare a me e al mio bambino. Pane, pomodoro e formaggio con un pizzico di maionese. Perché se ti ritrovi in un posto assurdo senza sapere come ci sei finito, dopo aver incontrato un bambino che non parla in una casa volante dove il tempo scorre più velocemente e che all’improvviso decide di mollarti in acqua e di andarsene via per i fatti suoi, l’unica soluzione che hai è affidarti all’unica persona che ti porge la mano – si fa per dire – in segno di aiuto. Quindi che dire se non “grazie Stefano”? Grazie di cuore, anche se non so chi tu sia e non ho la più pallida idea del motivo per cui mi ritrovo qui con un bambino che non parla ma che spaccio per mio figlio dopo che una casa volante, che in principio non credevo nemmeno fosse tale, trasportandomi a velocità folle mi ha lasciato nel bel mezzo di una città lagunare senza laguna, dove vive gente apparentemente poco curiosa e diffidente e dove l’unica persona che mi ha porto un aiuto si ostina a non aggiungere nulla a “io sono Stefano” e mi lascia, a me e a mio figlio, a mollo nell’acqua mentre non è apparentemente sorpreso di tutto quello che ha visto al punto di non farmi la benché minima domanda su ciò che è accaduto, ma limitandosi a rimanere in ginocchio ad osservarmi mentre bevo acqua da un piatto di plastica come fossi un animale. Perché una cosa, io, nella vita l’ho imparata. Anzi due. E di ciò faccio tesoro. E cioè che è inutile ostinarsi a capire le persone, quello che fanno e perché lo fanno. E’ meglio limitarsi a osservare, perché tanto qualcosa, prima o poi, succederà di sicuro. Nel frattempo poi, in attesa che qualcosa avvenga veramente, la cosa migliore, senza ombra di dubbio, è non farsi troppe domande.</p>
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<p>Illustrazione <a href="http://www.flickr.com/photos/tagliamani" target="_blank">Tagliamani</a></p>
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		<title>Sì, ce l’ho proprio con te faccia di merda!</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jul 2009 22:33:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>glialberinonsimuovono</dc:creator>
				<category><![CDATA[non ho bisogno di uno psicanalista]]></category>
		<category><![CDATA[faccia di merda]]></category>

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		<description><![CDATA[Cazzo! Cazzo!Cazzo! Ecco, questo è buon modo per iniziare un discorso. Perché se avessi detto: Padella! Padella! Padella! Non avrebbe certo reso allo stesso modo. Il problema però non è tanto imprecare, perché a imprecare sono capaci tutti, ma dare una direzione alle proprie imprecazioni. E allora facciamo un passo indietro. Perché le imprecazioni, sì [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=glialberinonsimuovono.wordpress.com&amp;blog=11867&amp;post=144&amp;subd=glialberinonsimuovono&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cazzo! Cazzo!Cazzo! Ecco, questo è buon modo per iniziare un discorso. Perché se avessi detto: Padella! Padella! Padella! Non avrebbe certo reso allo stesso modo. Il problema però non è tanto imprecare, perché a imprecare sono capaci tutti, ma dare una direzione alle proprie imprecazioni. E allora facciamo un passo indietro. Perché le imprecazioni, sì questo lo sanno tutti, possono essere frutto di stati d’animo diversi. Ma io non voglio dare niente per scontato e giusto per fugare ogni dubbio intendo fare chiarezza sul mio, di stato d’animo. Si tratta di rabbia. Sì, precisamente di rabbia. Anche se solitamente la rabbia prende all’altezza del piloro (lo stomaco, somaro!) mentre la mia tende a soffocare lentamente verso l’intestino. Ma non è questo il momento per una lezione d’anatomia. Quindi andiamo avanti. Dicevo, indirizzare le imprecazioni. E io so bene verso chi è indirizzata la mia rabbia. Sì, sì. Hai capito bene. Proprio verso di te. Ce l’ho proprio con te. Altrimenti perché annoiarti con questa lagna. Non ti tornano i conti? Vuoi sapere perché ce l’ho con te? Allora, dedicami un paio di minuti e te lo spiego. Ma con ordine. Non voglio permettere alla rabbia di prendere il sopravvento sulla ragione. Quindi partiamo con un breve elenco di motivi. (Porta solo un po’ di pazienza. Sono solo pochi punti).</p>
<p>Primo. Sono deluso. Deluso dal tuo comportamento. Eh sì, sembravi così cambiato, mi avevi talmente riempito d’illusioni che quasi ci avevo creduto. Si lo devo ammettere, mi avevi quasi fregato con i tuoi puerili tentativi di auto perfezionamento. “Sono migliorato” ripetevi. “Sono migliorato”. Ma per piacere… eccoci qua, siamo daccapo. Tutto si ripete. Da un anno a questa parte nulla è cambiato. Sei sempre il solito cazzone. La medesima patata lessa. Gli stessi identici errori. Quasi compiaciuto della tua recidività. Tanta fatica per nulla, insomma. Tanti sforzi vanificati.</p>
<p>Secondo. Sei talmente preso da te stesso che non ti rendi neanche conto di cosa accade realmente intorno a te. Un solipsista. Ecco cosa sei! Incapace di rapportarti lucidamente con la realtà. Creatore di mondi immaginari a tuo uso e consumo. (Nel bene e nel male, sia chiaro!). Ecco, sì. Te lo ripeto allora. Non possiedi nessun, dico nessun contatto con la realtà. Ti aggrappi alla tua fervida immaginazione come se fosse l’unica via d’uscita a quello che altrimenti ti apparirebbe come un incubo insopportabile. La tua vita. Sì, è così. Non c’è tanto da girarci intorno, ed è proprio il caso che tu te ne faccia una ragione. Ti vorrei sputare in faccia per quanto mi fai schifo, perdio! Ma andiamo oltre, ho ben altro da dirti.</p>
<p>Terzo. (Tranquillo è l’ultimo). Dai, ammettilo. In fondo tutto questo ti piace. Un po’ ti mancava razzolare nella tua merda, dì la verità. E non essere codardo. Perché di codardia bella e buona si tratterebbe. Abbi il coraggio di ascoltarmi fino in fondo perché voglio spiegartelo bene bene questo concetto che mi sfruguglia per la testa. Sì, è senza dubbio il più interessante e merita che tu lo ascolti. Ti piaceva talmente tanto autocommiserarti, piangerti addosso, che non potevi accettare di passare più di un anno tranquillo e beato. A te in fondo dà quasi sollievo questo patetico torpore provocato dai tuoi infantili doloretti e dai tuoi sciocchi dispiacerucci. Ne godi. Dì la verità. Sì, perché in fondo tu pensi che stare bene sia da sfigati. Sì, stare bene non è abbastanza da dannato. Non sufficientemente maledetto da consentirti di mantenere viva quest’immagine postadolescenziale di te. Il ragazzo turbato… Ma fammi il piacere! E non fare per andartene. Aspetta! Fammi finire. Dai, onestamente. Pensaci bene. In fondo è umano. La merda è calda. Confortevole. Poi se si tratta della propria! Sei talmente abituato al suo odore. Perché venirne fuori, liberarsene e rimettersi in piedi pulito e profumato? Quando le gambe s’intorpidiscono a tal punto anche una passeggiata può sembrare la maratona di New York. E sia chiaro, non che io non ti capisca. Non sarei un essere umano dotato di ragione. Ma sono stufo di capire. Sono stufo di sentirti parlare. Di sentirti lamentare. Non sopporto proprio più di vedere quella tua stupida faccia pensierosa. A che cazzo pensi?! Eh, dimmelo! A chi lo vuoi far credere di avere chissà quale mistero nascosto dietro quel muso perplesso. Un pallottoliere per scimmie ammaestrare, ecco cosa ti impedisce di compiere la più comune delle reazioni. Sei impegnato a contare le palline. Stupide palline colorate! Nient’altro. E allora ecco, io te lo chiedo per favore. (Sì, lo so. Sei stanco. Ho finito abbi pazienza). Fammi solo questo benedetto favore! Non ti chiederò più nient’altro. Lo giuro. Ma ti prego, levati di torno. Sparisci. Non voglio avere più niente a che fare con te. Mi fai vomitare. Il solo pensiero di te mi fa venire i brividi. E non parlo metaforicamente. Tutto quello che dico corrisponde alla realtà. Parlo sul serio. L’unico desiderio che ho ora (te lo confesso e poi ti mando a dormire) è spaccarti la faccia. Sì, sì. Hai capito bene. Mi piacerebbe da morire farti uscire un bel po’ di sangue dal naso così da rovinare quel tuo bel profilo greco (che poi anche su quest’asserzione ci sarebbe un bel po’ da discutere). E te lo ripeto. Non sto esagerando. E’ la cosa che vorrei di più al mondo. Vederti rantolare a terra mentre sputi sangue e denti sul pavimento. Sì, io vorrei spaccarti la faccia! Ah, che liberazione esternare le proprie emozioni. Anche le più barbare e violente. Perché a volte ce n’è bisogno. C’è bisogno di liberarsi. Di dar sfogo alle pulsioni. Di lasciarsi un po’ andare. E allora ecco, giusto per concludere, io te lo voglio giurare su me stesso (che è l’unica cosa in cui credo) tanto per sancire la questione: a rischio di sembrare ripetitivo, io ti frantumerei la faccia in mille pezzi. Ancora e ancora. E puoi esser certo che se quello che ho davanti non fosse veramente uno specchio l’avrei già fatto da un pezzo. Sì, ce l’ho proprio con te, faccia di merda!</p>
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<p>Vignetta di <a href="http://www.flickr.com/photos/tagliamani/" target="_blank">Tagliamani</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/glialberinonsimuovono.wordpress.com/144/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/glialberinonsimuovono.wordpress.com/144/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/glialberinonsimuovono.wordpress.com/144/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/glialberinonsimuovono.wordpress.com/144/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/glialberinonsimuovono.wordpress.com/144/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/glialberinonsimuovono.wordpress.com/144/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/glialberinonsimuovono.wordpress.com/144/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/glialberinonsimuovono.wordpress.com/144/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/glialberinonsimuovono.wordpress.com/144/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/glialberinonsimuovono.wordpress.com/144/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/glialberinonsimuovono.wordpress.com/144/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/glialberinonsimuovono.wordpress.com/144/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/glialberinonsimuovono.wordpress.com/144/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/glialberinonsimuovono.wordpress.com/144/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=glialberinonsimuovono.wordpress.com&amp;blog=11867&amp;post=144&amp;subd=glialberinonsimuovono&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Clack! Il giorno in cui sono diventato matto</title>
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		<pubDate>Fri, 29 May 2009 12:48:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>glialberinonsimuovono</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clack!]]></category>
		<category><![CDATA[follia]]></category>
		<category><![CDATA[matto]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco. Finalmente (o disgraziatamente, fate un po’ voi) è successo. Da oggi non ci sono più dubbi. Sono ufficialmente matto. E la colpa è solo vostra. E’ inutile che vi nascondete dietro un dito, dietro la vostra ipocrita dichiarazione d’innocenza. Siete voi i responsabili. Con i vostri sguardi indagatori, i giudizi quotidiani, i sorrisi sotto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=glialberinonsimuovono.wordpress.com&amp;blog=11867&amp;post=136&amp;subd=glialberinonsimuovono&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco. Finalmente (o disgraziatamente, fate un po’ voi) è successo. Da oggi non ci sono più dubbi. Sono ufficialmente matto. E la colpa è solo vostra. E’ inutile che vi nascondete dietro un dito, dietro la vostra ipocrita dichiarazione d’innocenza. Siete voi i responsabili. Con i vostri sguardi indagatori, i giudizi quotidiani, i sorrisi sotto i baffi e quel malcelato atteggiamento di superiorità.<br />
“Tiè, guarda quello. Guarda che faccia”.<br />
E io a forza di subire le vostre vessazioni, ecco come sono finito. Lentamente, inesorabilmente, ufficialmente matto. E lo so bene che la vostra sordida curiosità brama di sapere com’è che si diventa matti da un giorno all’altro, ma su questo punto vi devo deludere. Mettetevelo bene in testa. Anche se lo so quello che vi immaginate nelle vostre testoline frementi di novità, non è così che avviene. Non è così che si diventa matti. Non ti svegli una mattina e paaammm! sei matto. No, non è così che succede. Si diventa matti lentamente. Ci vuole pazienza, tanta pazienza per far posto alla follia.<br />
E magari la cosa vi gratificherà pure, ma devo dire che insieme abbiamo fatto un gran bel lavoro. Sì, proprio noi. Io più voi per la precisione. Io con la mia gran pazienza e voi con i vostri giudizi, la vostra morbosa curiosità, l’ipocrisia, la dabbenaggine, il qualunquismo, le formalità, il senso civico, quello morale… Bè, sì. Voi di doti in questo senso ne avete in abbondanza. Ne avete eccome. Poi io naturalmente ci ho messo del mio con la mia infinita, inestinguibile, ineguagliabile pazienza, ma devo ammetterlo, senza la vostra trafila di pregi e virtù non sarei arrivato da nessuna parte. Senza di voi, insomma, non sarei nessuno. E mai sarei riuscito in questo arduo compito.<br />
E anche se, come vi dicevo, matto si diventa lentamente, c’è un momento in cui si percepisce chiaramente di aver varcato la soglia e che si non potrà mai più tornare indietro.<br />
Si tratta di una linea per l’esattezza. Immaginate una linea gialla come quella che si trova sulla banchina delle stazioni ferroviarie.<br />
“Non oltrepassare la linea gialla” trovate scritto in tutte le stazioni.<br />
Ecco. Io vi ho avvertito. Poi fate come volete. Ma state attenti. Non oltrepassate la linea gialla. Perché una volta dall’altra parte tutto cambia forma.<br />
<em>Clack!</em><br />
Sì, è proprio un <em>clack!</em> quello che sentirete nella vostra testa. Proprio nel cuore del cervello. E’ questo il segnale acustico che vi dirà che siete andati oltre, che il passaggio è avvenuto inequivocabilmente. Siete dall’altra parte. Niente sarà più come prima.<br />
E’ da questo momento in poi che la gente avrà un atteggiamento diverso con voi. No, non sono paranoie. Non è delirio di persecuzione. Sta accadendo veramente. La gente vi guarda e bisbiglia, ride, tuttalpiù vi dà una pacca sulla spalla e a differenza di prima vi inizia a salutare, vi dà qualche monetina ogni tanto e quando capita una sigaretta. Siete diventati finalmente innocui. Ce l’avete fatta. Nessuno vi teme più e non dovete più temere nessuno. E’ così che funziona. Sono finiti i tempi dolorosi dei giudizi, delle ipocrisie e degli sguardi di sottecchi. Quando si diventa matti non c’è più nulla da temere. La pacchia inizia ora. Benvenuti. Questa è quella che gli esseri umani chiamano follia.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/glialberinonsimuovono.wordpress.com/136/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/glialberinonsimuovono.wordpress.com/136/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/glialberinonsimuovono.wordpress.com/136/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/glialberinonsimuovono.wordpress.com/136/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/glialberinonsimuovono.wordpress.com/136/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/glialberinonsimuovono.wordpress.com/136/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/glialberinonsimuovono.wordpress.com/136/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/glialberinonsimuovono.wordpress.com/136/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/glialberinonsimuovono.wordpress.com/136/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/glialberinonsimuovono.wordpress.com/136/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/glialberinonsimuovono.wordpress.com/136/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/glialberinonsimuovono.wordpress.com/136/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/glialberinonsimuovono.wordpress.com/136/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/glialberinonsimuovono.wordpress.com/136/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=glialberinonsimuovono.wordpress.com&amp;blog=11867&amp;post=136&amp;subd=glialberinonsimuovono&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La torta</title>
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		<pubDate>Sun, 24 May 2009 11:51:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>glialberinonsimuovono</dc:creator>
				<category><![CDATA[appunti]]></category>
		<category><![CDATA[torta]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco. Ridete. Ho la torta in faccia<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=glialberinonsimuovono.wordpress.com&amp;blog=11867&amp;post=135&amp;subd=glialberinonsimuovono&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco. Ridete. Ho la torta in faccia</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/glialberinonsimuovono.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/glialberinonsimuovono.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/glialberinonsimuovono.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/glialberinonsimuovono.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/glialberinonsimuovono.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/glialberinonsimuovono.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/glialberinonsimuovono.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/glialberinonsimuovono.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/glialberinonsimuovono.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/glialberinonsimuovono.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/glialberinonsimuovono.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/glialberinonsimuovono.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/glialberinonsimuovono.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/glialberinonsimuovono.wordpress.com/135/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=glialberinonsimuovono.wordpress.com&amp;blog=11867&amp;post=135&amp;subd=glialberinonsimuovono&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>110 decibel (inizia esattamente così&#8230;)</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 16:56:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>glialberinonsimuovono</dc:creator>
				<category><![CDATA[110 decibel]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Molinari]]></category>
		<category><![CDATA[idiota]]></category>

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		<description><![CDATA[Io sono un idiota. Sì, è proprio questa la mia peculiarità. Essendo un essere umano non vengo meno alla regola che vuole che ognuno di noi abbia una caratteristica che lo contraddistingue. E allora ecco, io sono un idiota. Ma non un idiota qualunque. Io sono l&#8217;idiota per eccellenza. E voi vi chiederete: “Ma perché [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=glialberinonsimuovono.wordpress.com&amp;blog=11867&amp;post=129&amp;subd=glialberinonsimuovono&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io sono un idiota. Sì, è proprio questa la mia peculiarità. Essendo un essere umano non vengo meno alla regola che vuole che ognuno di noi abbia una caratteristica che lo contraddistingue.<br />
E allora ecco, io sono un idiota. Ma non un idiota qualunque. Io sono l&#8217;idiota per eccellenza.<br />
E voi vi chiederete: “Ma perché proprio un idiota? E non magari un deficiente, uno stupido o più genericamente un imbecille?”. Semplice, perché se un uomo di 40 anni si comporta come un ragazzino di 14 non può che essere questo: un perfetto idiota.<br />
E allora voi aggiungerete: “Vabbé, ma di casi del genere ne è pieno il mondo! Quanti ce ne saranno? Migliaia? Milioni?”.<br />
Sicuramente tanti. Ma il mio essere idiota ha una particolarità che lo contraddistingue da tutto il resto. E&#8217; studiato a tavolino. In ogni minimo particolare. E ogni gesto, ogni movimento, ogni parola, ogni pensiero sono attentamente calcolati affinché il mio essere idiota non risulti essere uno dei tanti, bensì la sublimazione dell&#8217;idiozia.<br />
Io, il re degli idioti!<br />
E allora ecco, mi ritrovo nel pieno centro di Parigi a chiedermi per quale motivo sia finito qui da solo. Sì, perché da soli si può anche stare bene, ma non se si finisce per rimanere appesi a Lei.<br />
Sì, rimanere appesi a Lei.<br />
Avete inteso bene. Un rumore di fondo che mi accompagna ovunque, una carezza a 110 decibel che mi scuote le membra.<br />
Ecco, questo fa di me l&#8217;indiscusso re degli idioti.<br />
Io sono qui per Lei.<br />
Temo, anzi ne sono certo, che se la carezza a 110 decibel mi dovesse abbandonare mi sentirei perduto. Completamente smarrito.<br />
E allora ecco la spiegazione. Essere qui è un po&#8217; come essere con Lei. Sì, perché Parigi amplifica il rumore di fondo, e se il rumore di fondo si amplifica, io sto meglio.<br />
Anche se a 40 anni una cosa del genere non te l&#8217;aspetti, uno si dovrebbe comportare da adulto, evitare giochetti da ragazzino innamorato. Ma non posso farci niente, è più forte di me. Essere a Parigi è un po&#8217; come essere con Lei e io a Lei non so proprio resistere. </p>
<p>Bisogna ammetterlo. Questi francesi hanno veramente una bella lingua. Una lingua meravigliosa, dolce, romantica e sensuale. Le parole in francese diventano più musicali, si accordano meglio fra di loro. Poi è vero che è difficile giudicare una lingua dal proprio interno, e quindi non saprei dire con esattezza come risulti l&#8217;italiano. Ma di una cosa sono sicuro: il francese è assolutamente insuperabile.<br />
Ah, le lingue straniere! Accidenti a loro. Ogni volta è la stessa storia… L&#8217;impotenza. Sì, è proprio una sensazione d’impotenza quella che mi mettono addosso. Mi sento un incapace. Perché sono veramente troppe. Le lingue intendo. Non posso mica impararle tutte.<br />
Ma concentriamoci sul francese, quella lingua meravigliosa, dolce, romantica e sensuale, una lingua da inserire assolutamente nella lista delle cose da imparare. Ce lo dovrebbero insegnare sin da bambini. E&#8217; chiaro, insieme a qualche altra lingua. Poi chi vuole approfondire, approfondisce.<br />
Perché uno si può anche stancare di imparare lingue nuove, ma il francese no. Il francese non può venire a noia. Soprattutto se a parlarlo è una donna. Sì, è proprio in quel caso che acquisisce tutta la sua valenza espressiva. E&#8217; proprio allora che diventa una lingua meravigliosa, dolce, romantica e sensuale.<br />
Ecco cosa vorrei. Una donna che mi parlasse in francese durante il sesso. Sì, il sesso in francese. Dovrebbe essere un&#8217;esperienza grandiosa.<br />
Più ci penso e più ne sono convinto. Finché sarò appeso al pensiero di Lei, con il rumore di fondo, una carezza a 110 decibel che mi scuote le membra, il francese avrà un altro valore intrinseco. Diventerà un super-francese. Un francese a 110 decibel di potenza. Un francese imbattibile!<br />
“D&#8217;accord. A plus” risponde lei.<br />
E io ecco che rischio di svenire.<br />
Ma solo ora la mia mente collega lucidamente questa sensazione all&#8217;idea di fare sesso in francese. Adoro il francese. Il sesso in francese. Prima o poi dovrò provarlo.</p>
<p>Bisogna dire le cose come stanno. Se quarantacinque anni fa erano solo in quattro. Ora l&#8217;esigua schiera dei privilegiati ha aperto le porte a un quinto fortunato. E quel quinto sono proprio io.<br />
Sì, insieme ad Abelardo, a Enrico Molinari di New York, al testone e alla mezzala sudamericana Cherubillo ci sono anch&#8217;io.<br />
Anch&#8217;io con lo stesso ambito privilegio.<br />
Anzi lo definirei il privilegio. Perché se è vero che scarnificata la civiltà moderna, spogliata delle sue inutili sovrastrutture, ridotta all&#8217;osso insomma, senza tutta quella calcina che la sommerge, rimane solo una cosa, quella cosa diventa la cosa. E non vi sto neanche a spiegare perché un privilegio nell&#8217;ambito de la cosa diventa il privilegio. Mi sembra un insulto alla vostra intelligenza.<br />
E per i lenti di comprendonio preciso che sto parlando di sesso.<br />
Anzi più precisamente del coito, come atto che non simboleggia un niente di niente se non l&#8217;atto stesso di compierlo.<br />
Ma dicevamo del privilegio. Un privilegio per il quale le donne più smaliziate si strapperebbero i capelli, magari in francese, quella lingua meravigliosa, dolce, romantica e sensuale per cui anche strapparsi i capelli diventa un fatto da non archiviare come banale. Un privilegio troppo spesso ridimensionato. E il motivo è chiaro, lampante. Rappresenta un pericolo sociale difficile da fronteggiare se si ammette – e bisogna ammetterlo! &#8211; che il sesso non è affatto il fine ultimo. Bensì il mezzo. Un mezzo che risponde tale e quale alla necessità per cui è nato. Ovvero essere mezzo. Nient&#8217;altro. Così come la vita non è altro che il cammino che si percorre, passo dopo passo, il sesso è questo.<br />
Sesso. Punto e basta!<br />
E voi vi renderete conto che di fronte a un&#8217;affermazione del genere è difficile rimanere impassibili. Si sgretola la società dalle fondamenta. Tutto si riduce a pochi fattori essenziali. E fra questi è evidente che il piacere ricopre un ruolo fondamentale.<br />
Archetipo.<br />
Essenziale.<br />
E chi come me, il testone, Abelardo, Enrico Molinari di New York e Cherubillo possiede un tale privilegio parte sicuramente avvantaggiato.<br />
E non so loro, ma io al mio privilegio mi ci aggrappo forte, non voglio mica farmi fregare da generici e immotivati ridimensionamenti – che poi va a capire da quali arcani intenti nascono! Ho un privilegio e me lo tengo stretto. Lo afferro come fosse l&#8217;unica scialuppa di salvataggio di una nave in procinto di affondare. Perché tutto quello che ho intorno sembra affondare rapidamente in un vortice di omologazione oceanica. Un vortice fatto di gente che rincorre dalla mattina alla sera senza sapere esattamente cosa stia rincorrendo.<br />
Il paese del rincorri corri.<br />
Un paese che non accetta privilegi e che, nel momento in cui compaiono, cerca di estirparli in ogni modo. E perdipiù con violenza, concentrandosi innanzitutto su chi il privilegio non ce l&#8217;ha. La strategia è questa: farti sentire un esserino piccolo piccolo piccolo.<br />
Perché poi l&#8217;obiettivo è di gettare tutti nel calderone dell&#8217;omologazione, nella speranza – speranza vana! &#8211; che anche chi possiede un privilegio decida di farne a meno sacrificandolo di fronte all&#8217;altare del rincorri corri.<br />
Bé, in questo insensato movimento generale sento di avere un diritto di precedenza. Ho il privilegio io! Mica chiacchiere. Perciò fatemi largo. Sto arrivando.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/glialberinonsimuovono.wordpress.com/129/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/glialberinonsimuovono.wordpress.com/129/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/glialberinonsimuovono.wordpress.com/129/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/glialberinonsimuovono.wordpress.com/129/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/glialberinonsimuovono.wordpress.com/129/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/glialberinonsimuovono.wordpress.com/129/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/glialberinonsimuovono.wordpress.com/129/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/glialberinonsimuovono.wordpress.com/129/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/glialberinonsimuovono.wordpress.com/129/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/glialberinonsimuovono.wordpress.com/129/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/glialberinonsimuovono.wordpress.com/129/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/glialberinonsimuovono.wordpress.com/129/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/glialberinonsimuovono.wordpress.com/129/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/glialberinonsimuovono.wordpress.com/129/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=glialberinonsimuovono.wordpress.com&amp;blog=11867&amp;post=129&amp;subd=glialberinonsimuovono&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Jokkmokk (una storia per bambini)</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Feb 2009 16:28:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>glialberinonsimuovono</dc:creator>
				<category><![CDATA[Jokkmokk]]></category>

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		<description><![CDATA[Jokkmokk era un paese di poco più di cinquemila abitanti e la casa della famiglia Tano si trovava appena fuori dall&#8217;abitato, un quarto d&#8217;ora a piedi se le strade non erano ghiacciate a causa della neve. A Jokkmokk, come in tutti i paesi del nord della Svezia, per un paio di mesi l&#8217;anno il sole [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=glialberinonsimuovono.wordpress.com&amp;blog=11867&amp;post=102&amp;subd=glialberinonsimuovono&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Jokkmokk era un paese di poco più di cinquemila abitanti e la casa della famiglia Tano si trovava appena fuori dall&#8217;abitato, un quarto d&#8217;ora a piedi se le strade non erano ghiacciate a causa della neve.<br />
A Jokkmokk, come in tutti i paesi del nord della Svezia, per un paio di mesi l&#8217;anno il sole non sorgeva mai, a parte una tiepida alba nella tarda mattinata, durante la quale i raggi del sole facevano capolino dietro la cima delle montagne. In quei giorni la temperatura poteva scendere fino a trenta gradi sotto zero e la povera Isis, privata anche del tiepido sole invernale, temeva quel periodo più di ogni altra cosa al mondo.<br />
La mattina papà Sampo l&#8217;accompagnava a scuola che era ancora notte, e quando la tornava a riprendere era di nuovo buio. E sarà perché papà Sampo aveva la tempra dura dei Lapponi, che non temono di certo il freddo, sta di fatto che non gli riusciva proprio di arrivare in orario. E perlomeno di capire perché avrebbe dovuto farlo.<br />
Imbacuccata dalla testa ai piedi Isis aspettava papà Sampo fuori dalla scuola elementare, con solamente gli occhi scoperti per controllare che arrivasse. Se andava bene erano dieci minuti, altrimenti l&#8217;attesa si poteva prolungare fino a mezzora. Mezzora che per Isis diventava un vero e proprio incubo, barricata nel suo piumino invernale, coperta con sciarpa, guanti e cappello. E sotto questa spessa coltre gli occhi azzurri di Isis erano come fari nella notte alla ricerca di papà Sampo.<br />
Cosa era successo quel giorno?<br />
Probabilmente una renna aveva fatto le bizze e aveva costretto papà Sampo ad attardarsi nell&#8217;allevamento. E quindi eccolo di nuovo in ritardo. Questo pensava Isis ogni giorno, perché era questo che ogni giorno succedeva.<br />
“Arriverà. Arriverà&#8230;” le disse Peter mentre chiudeva alle sue spalle il cancello d&#8217;ingresso. “Vedrai che prima o poi arriverà”.<br />
Peter era il bidello della scuola, un lappone di media statura, con gli occhi leggermente a mandorla e le braccia estremamente robuste. Chiudeva la scuola dopo che tutti, insegnanti e alunni, avevano lasciato l&#8217;edificio. E come ogni santo giorno la povera Isis era l&#8217;ultima rimasta.<br />
Peter era un brav&#8217;uomo e vedendo la piccolina intirizzita dal freddo, si inteneriva e rimaneva a farle compagnia. Le parlava sperando che non pensasse al freddo.<br />
E ne aveva di cose da raccontare! Da giovane, prima di diventare il bidello della scuola elementare di Jokkmokk, aveva fatto molti altri lavori. Era uno che si sapeva adattare e col tempo era diventato una specie di tuttofare. Qualunque problema ci fosse all&#8217;interno della scuola Peter era in grado di risolverlo. Se si rompeva un banco lui lo riparava, se c&#8217;era da appendere qualcosa lui lo appendeva, se c&#8217;era da potare le piante lui le potava, se c&#8217;era da pulire i pavimenti lui li puliva e se c&#8217;era da sturare un gabinetto lui lo sturava. Ma non solo, Peter era anche uno che aveva viaggiato molto perché da giovane aveva tentato la fortuna altrove. Era stato in Danimarca, in Germania e addirittura in Italia. Non si accontentava, allora, della fredda vita di Jokkmokk.<br />
“Pensa a qualcosa di caldo” le disse Peter.<br />
“Ci sto provando&#8230;” rispose Isis con la voce un po&#8217; sofferente.<br />
“Lo sai che esistono dei posti nel sud dell&#8217;Italia dove la gente non porta quasi mai il cappotto e non sa cosa siano sciarpe, guanti e cappelli? Pensa di essere lì” le propose il bidello.<br />
“E tu cosa ne sai di questi posti?” rispose incuriosita Isis.<br />
“Bè, ci sono stato” ribatté Peter.<br />
“Davvero?” esclamò la piccolina.<br />
“Davvero” le confermò Peter.<br />
“Niente cappotti?” insistette Isis.<br />
“Niente cappotti” ripeté l&#8217;uomo.<br />
“Accidenti!” esclamò Isis. “Deve trattarsi di posti bellissimi!”.<br />
“Già, pensa che in Sicilia, dove io ho vissuto per circa due anni, la temperatura scende difficilmente sotto i 5 gradi e la gente gira con cappotti leggeri che non allaccia quasi mai” sopraggiunse Peter.<br />
“Uau! Niente neve quindi?” continuò Isis.<br />
“Niente neve” le confermò il bidello.<br />
“Devo andarci assolutamente” disse la piccolina. “Sì, devo trovare il modo di andarci”.<br />
“Credo che tu sia ancora un po&#8217; piccola per pensare di arrivare fino in Italia da sola” rispose ridendo Peter. “Comunque abbi pazienza. Tra poco tuo padre sarà qui. Per l&#8217;Italia c&#8217;è sempre tempo”. La salutò e si avviò verso casa. Si era fatto tardi e lo aspettavano per pranzo.<br />
Intanto Isis era caduta in una specie di sonno a occhi aperti in cui si immaginava in Italia con un cappotto di cotone aperto davanti che passeggiava per le vie di Palermo. Stava bene, non sentiva freddo ed era felice. Veramente felice. Anche più felice di quando sognava di riuscire a costruire il superpiumino.<br />
Il superpiumino era un&#8217;idea che aveva  studiato Isis durante i lunghi periodi di attesa fuori dalla scuola elementare. Si trattava di un piumino speciale, dotato di un sistema idraulico di riscaldamento, che le avrebbe impedito di sentire freddo anche alle temperature più basse. Piccoli tubi di gomma all&#8217;interno dei quali scorreva un liquido bollente e che le trasmettevano calore per tutto il corpo.<br />
“Isis, tesoro! Sali in macchina! Corri che è freddo!” Era papà Sampo.<br />
“Ciao papà” disse Isis.<br />
“Scusa amore, ma le renne oggi non si decidevano proprio a rientrare nel recinto” si giustificò il padre.<br />
“Lo so, lo so. Non ti preoccupare” gli rispose la piccola Isis, che oltre a essere bellissima, aveva anche un animo dolce e pieno di buoni sentimenti per tutti. Figuriamoci per papà Sampo!<br />
“A cosa pensavi tesoro? Non mi hai neanche visto quando sono arrivato&#8230;” le chiese il padre.<br />
“Un sogno a occhi aperti” rispose Isis “Non ti preoccupare papà. Non è niente”.</p>
<p>TO BE CONTINUED</p>
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		<title>Diario di un vola vola! mancato</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jan 2009 18:31:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>glialberinonsimuovono</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[imbecille]]></category>
		<category><![CDATA[tango argentino]]></category>
		<category><![CDATA[vola vola]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Guarda che è divertente fare vola vola!&#8220;&#8230; giusto, ha ragione la mamma. Cazzo, poi da bambini è così facile&#8230; ti prendono in mezzo ti tirano su per le braccia e via! Vola vola vola!&#8230; e volavi veramente, mica per scherzo! Solo che alla mia età trovare qualcuno che ti prende e ti fa fare vola [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=glialberinonsimuovono.wordpress.com&amp;blog=11867&amp;post=88&amp;subd=glialberinonsimuovono&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Guarda che è divertente fare <em>vola vola!</em>&#8220;&#8230; giusto, ha ragione la mamma. Cazzo, poi da bambini è così facile&#8230; ti prendono in mezzo ti tirano su per le braccia e via! <em>Vola vola vola!</em>&#8230; e volavi veramente, mica per scherzo! Solo che alla mia età trovare qualcuno che ti prende e ti fa fare <em>vola vola!</em> non è mica semplice&#8230; Finisce che <em>vola vola!</em> ti tocca farlo da solo, ma poi non è la stessa cosa&#8230; il vero <em>vola vola!</em> si fa con gli altri. E il problema è che alla mia età convincersi ogni volta che sarà bello fare <em>vola vola!</em> non è per niente facile. Perché crescendo uno si mette in testa una marea di stronzate e magari si arriva a addirittura a pensare che &#8220;quella è roba per bambini&#8221;, &#8220;noi siamo adulti&#8221;, &#8220;certe cose non si possono mica fare&#8221;. E invece fai <em>vola vola!</em> una volta e ti rendi conto di quanto sei stronzo e di quanto sono stronzi gli adulti che <em>vola vola!</em> non lo vogliono più fare perché a te fare <em>vola vola!</em> ti manca, ma prima di allora non te ne eri reso conto. E allora passi davanti all&#8217;Associazione Culturale Centro del Tango Argentino &#8220;Astor Piazzola&#8221; e ti ricordi che avevi sentito dire che i finlandesi sono il secondo popolo al mondo più appassionato di tango e pensi che anche se sta cosa del tango non c&#8217;entra un cazzo, tu un po&#8217; i finlandesi li invidi, perché sono così nordici, così tristi, così compassati eppure si lasciano andare al tango argentino. Che è una specie di <em>vola vola! </em> per grandi in cui nessuno di afferra e ti fa volare, ma comunque una bella cosa da provare.<br />
E allora penso che invece di riempire i giornali di dichiarazioni inutili i politici dovrebbero prometterci e garantirci una cosa solamente&#8230; un <em>vola vola!</em> gratuito al giorno per tutti! Perché sì, credo che la gente si sentirebbe meglio se facesse <em>vola vola!</em> almeno una volta al giorno.<br />
E&#8217; tutta una questione di controllo. Nel vola vola! non ci dev&#8217;essere controllo da parte di chi vola. E quindi è necessario abbandonare questo maledetta abitudine che ci impogono da adulti e metterci completamente nelle mani di qualcuno che ci fa volare, che ci fa staccare da terra almeno un metro con le ginocchia che ci toccano il naso&#8230;<br />
bè, ripenso al <em>vola vola!</em> di ieri sera&#8230; è un po&#8217; come se qualcuno cerca di farti volare e tu ti ostini a lottare contro la forza di gravità puntando con ostinazione i piedi per terra&#8230; e allora mi riviene in mente che Marco mi diceva che a lui fa tanto ridere quando mi accanisco con qualcuno definendolo un imbecille! marcando con decisione la lettera b&#8230; e allora fatti quattro risate Mà&#8230; hai ragione tu, quella storia doveva iniziare così&#8230; <em>Io sono un imbecille</em>. E sarebbe stato un vero capolavoro. Già, perché una storia che inizia così se non altro ti fa ridere. Anche se poi un imbecille io lo sono veramente e sta cosa non fa per niente ridere&#8230; No, perché io sono un imbecille che si rifiuta di fare<em> vola vola!</em> e credo non ci sia nient&#8217;altro da aggiungere. Se non che io voglio fare veramente <em>vola vola!</em>&#8230; è la cosa che desidero di più al mondo. Ma per ora proprio non mi riesce.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/glialberinonsimuovono.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/glialberinonsimuovono.wordpress.com/88/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/glialberinonsimuovono.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/glialberinonsimuovono.wordpress.com/88/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/glialberinonsimuovono.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/glialberinonsimuovono.wordpress.com/88/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/glialberinonsimuovono.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/glialberinonsimuovono.wordpress.com/88/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/glialberinonsimuovono.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/glialberinonsimuovono.wordpress.com/88/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/glialberinonsimuovono.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/glialberinonsimuovono.wordpress.com/88/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/glialberinonsimuovono.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/glialberinonsimuovono.wordpress.com/88/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=glialberinonsimuovono.wordpress.com&amp;blog=11867&amp;post=88&amp;subd=glialberinonsimuovono&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Oggi rido</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Dec 2008 19:16:06 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[non ho bisogno di uno psicanalista]]></category>
		<category><![CDATA[impermeabile]]></category>
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		<description><![CDATA[Sì, già lo so. Vi starete chiedendo: ma cosa hai da ridere? Semplice, questa cosa della mia individualità senza impermeabile che spicca tra gli impermeabili.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=glialberinonsimuovono.wordpress.com&amp;blog=11867&amp;post=76&amp;subd=glialberinonsimuovono&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, già lo so. Vi starete chiedendo: ma cosa hai da ridere? Semplice, <em>questa cosa della mia individualità senza impermeabile che spicca tra gli impermeabili</em>. </p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/glialberinonsimuovono.wordpress.com/76/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/glialberinonsimuovono.wordpress.com/76/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/glialberinonsimuovono.wordpress.com/76/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/glialberinonsimuovono.wordpress.com/76/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/glialberinonsimuovono.wordpress.com/76/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/glialberinonsimuovono.wordpress.com/76/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/glialberinonsimuovono.wordpress.com/76/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/glialberinonsimuovono.wordpress.com/76/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/glialberinonsimuovono.wordpress.com/76/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/glialberinonsimuovono.wordpress.com/76/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/glialberinonsimuovono.wordpress.com/76/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/glialberinonsimuovono.wordpress.com/76/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/glialberinonsimuovono.wordpress.com/76/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/glialberinonsimuovono.wordpress.com/76/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=glialberinonsimuovono.wordpress.com&amp;blog=11867&amp;post=76&amp;subd=glialberinonsimuovono&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Solo in testa</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Nov 2008 18:55:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>glialberinonsimuovono</dc:creator>
				<category><![CDATA[la mia Ganna anni '70]]></category>
		<category><![CDATA[ciclismo]]></category>
		<category><![CDATA[vittoria]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;E&#8217; solo in testa! Ormai il gruppo è lontano! 100 metri al traguardo! Si volta per l&#8217;ultima volta! Si aggiusta la maglietta sul petto! Fa un respiro profondo! Alza le braccia in segno di vittoria e taglia il traguardo solitario!&#8221;. Ecco. E&#8217; così che me la immagino la mia gara più importante. Tutti tesi verso [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=glialberinonsimuovono.wordpress.com&amp;blog=11867&amp;post=62&amp;subd=glialberinonsimuovono&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;E&#8217; solo in testa! Ormai il gruppo è lontano! 100 metri al traguardo! Si volta per l&#8217;ultima volta! Si aggiusta la maglietta sul petto! Fa un respiro profondo! Alza le braccia in segno di vittoria e taglia il traguardo solitario!&#8221;. </p>
<p>Ecco. E&#8217; così che me la immagino la mia gara più importante. Tutti tesi verso il mio inseguimento, ma io solo in testa che batto tutti. Sono primo! Sono il campione! Non ce n&#8217;è per nessuno. E cazzo se ho bisogno di riconfermarmi campione dopo tante sconfitte! Perché ad arrivare secondi non ci si abitua mai. Anche se si è secondi di fronte a miliardi di altri, si rimane secondi. Si osserva con rabbia la schiena del primo. Punto e basta.</p>
<p>E io, a dirla tutta, mi sono veramente rotto i coglioni dell&#8217;inseguimento. Che c&#8217;entra, è comodo inseguire. E&#8217; un buon allenamento. Si hanno dei punti di riferimento. Si sfrutta la scia. Ma non si capisce se quello è il proprio passo o quello di cui ci si accontenta. E poi allenarsi a inseguire può anche essere divertente e gratificante, ma a un certo punto viene voglia di prendere la testa e dettare il proprio ritmo.</p>
<p>E io ve lo dico chiaro e tondo. Proprio di questo sono stanco. Non voglio più inseguire!</p>
<p>E&#8217; ora di imporre il mio passo. Sono stufo di fissare la schiena di quelli davanti. <strong>Voglio il cielo come punto di riferimento.</strong> E voglio gli altri, uno a uno, dietro di me che prendono confidenza con le mie spalle. Non ce n&#8217;è per nessuno.<br />
Da oggi la manfrina cambia. Ficcatevelo bene in testa. Sono io e nessun altro.<br />
Me la continuo a ripassare in testa la scena. Ed è come se la vedessi. Sono solo in testa, alzo le braccia, mi volto per l&#8217;ultima volta, faccio un respiro profondo, distendo i muscoli, taglio il traguardo solitario e lancio il mio grido di vittoria. &#8220;Sììììììì!&#8221; </p>
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		<title>110 decibel (prove di registrazione parte prima)</title>
		<link>http://glialberinonsimuovono.wordpress.com/2008/10/28/110-decibel-prove-di-registrazione-parte-prima/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Oct 2008 13:22:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>glialberinonsimuovono</dc:creator>
				<category><![CDATA[110 decibel]]></category>
		<category><![CDATA[Afasia 1]]></category>
		<category><![CDATA[Arcangelo Sassolino]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono troppo curioso di vedere queste bottiglie di birra sparate a 500 chilometri orari con un fucile ad azoto per pensare ad altro. Dico io, ma non aveva proprio nient’altro da fare questo Arcangelo Sassolino? Personalmente diffido degli ingegneri, poi un ingegnere che si mette in testa di fare l’artista proprio lo devo capire. Baaaaaaam! [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=glialberinonsimuovono.wordpress.com&amp;blog=11867&amp;post=42&amp;subd=glialberinonsimuovono&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://glialberinonsimuovono.files.wordpress.com/2008/10/afasia_13.jpg?w=420" alt="" title="afasia_13"   class="alignleft size-full wp-image-46" /></p>
<p>Sono troppo curioso di vedere queste bottiglie di birra sparate a 500 chilometri orari con un fucile ad azoto per pensare ad altro.<br />
Dico io, ma non aveva proprio nient’altro da fare questo Arcangelo Sassolino?<br />
Personalmente diffido degli ingegneri, poi un ingegnere che si mette in testa di fare l’artista proprio lo devo capire.<br />
Baaaaaaam! Sparata la prima bottiglia. Questa ragazza accanto a me per poco non ci rimane secca. E poi il grido è internazionale. Ah! è ah! in francese, in italiano, in tedesco, in inglese. Sì, anche in inglese, non c’è modo di semplificarlo ulteriormente. E anche in francese, quella lingua meravigliosa, dolce, romantica e sensuale, ah! esce come un ah! Quindi non sono in grado di capire se quell’ah! è francese, italiano, tedesco o inglese. E’ un semplice ah!<br />
Se l’è proprio fatta sotto la ragazza dicevo, e io che ero lì, comodo, accovacciato per terra in attesa del botto, questo ah! proprio non me l&#8217;aspettavo. Sì, perché non era un ah! qualunque, era un ah! a 110 decibel di paura, e allora penso che Arcangelo Sassolino ha capito proprio tutto, l’ingegnere artista, e che lui in realtà non voleva colpire quelli come me, che stanno lì, seduti, tranquilli ad aspettare il botto, ma quelli come la ragazza, che poi non so se è francese, italiana, tedesca o inglese, perché un ah! è un ah! in tutte le lingue del mondo. Già, quelli come Lei che passano lì e gridano se c’è da gridare, si grattano la testa se c’è da grattare e si chiedono che sarà mai questo fucile che carica bottiglie verdi di vetro completamente vuote.<br />
Sì, con loro funziona e allora capisco anche il titolo dell’installazione.<br />
Afasia 1.<br />
Ma mi perdonerà, Arcangelo Sassolino, se io la sua installazione l’avrei chiamata Ah!, internazionale e comprensibile per tutti.<br />
Già, perché un ah! è un ah! in tutte le lingue del mondo, in francese, quella lingua meravigliosa, dolce, romantica e sensuale, ma anche in italiano, in tedesco e in inglese. Perché neanche in inglese è possibile accorciarlo. Un ah! rimane un ah!<br />
Dicevo, è con loro che funziona, con quelli come la ragazza, che non sanno niente di Afasia 1 di Arcangelo Sassolino, ma non con quelli come me che si fermano a leggere le didascalie e sanno già quello che succederà.<br />
Allora mi chiedo, visto che funziona così, se non sarebbe meglio evitare le didascalie. Uno entra, vede questo grande fucile chiuso in una gabbia, carico di bottiglie di vetro vuote e si chiede: “Che sarà mai questa grande stronzata?”.<br />
Già, perché quando si tratta di arte contemporanea bisogna andarci coi piedi di piombo, diciamo che nove su dieci si tratterà certamente di una stronzata clamorosa, ma nel caso di Arcangelo Sassolino posso dire che abbiamo a che fare con un’eccezione. Un&#8217;eccezione che conferma la regola.<br />
Già, proprio Afasia 1 di Arcangelo Sassolino, che avrei chiamato più correttamente Ah!, anche se forse sarebbe stato meglio se io non avessi saputo cosa sarebbe successo, perché è così che funziona, tu non sai che il fucile spara, e allora tiri fuori un ah! tutto di paura, anche se poi mi chiedo se mi sarei mai fermato. Già, se non avessi saputo cosa sarebbe successo, intendo dire. Perché allora dovevo essere fortunato come la ragazza che ha gridato ah!.<br />
Baaaaaam! Siamo già al secondo colpo, ma non c’è niente da fare, ormai lo so che sparerà, e non mi spavento di certo, con quella paura spontanea che ha tirato fuori un ah! a quella ragazza che non sapeva niente, ma poi penso che forse, io, un ah! del genere non l’avrei mai tirato fuori anche se non avessi saputo niente. E’ una questione di carattere. Non mi riesce proprio di esternare le emozioni a me. E il mio ah! si spegne comunque nello sterno.<br />
Sì, proprio all’altezza dello sterno.<br />
E allora forse è quello il senso di Afasia 1, magari Arcangelo Sassolino è uno come me, che non riesce a esternare le emozioni, neanche lui, e anche il suo ah! si spegne sistematicamente all’altezza dello sterno. Sì, perché anche lui, in fondo, proprio come me, sapeva quello che sarebbe successo, lui che è un ingegnere artista, e che quel fucile l’ha ideato.<br />
Rimane il fatto che io Afasia 1 l’avrei chiamato Ah! perché anche se non riesci a esternare le emozioni come me e Arcangelo Sassolino, quell’ah! esiste e anche se si ferma a livello dello sterno rimane un ah!, un ah! che è un ah! in tutte le lingue del mondo. Sì, anche in inglese, che non si può mica tradurre un ah!<br />
E allora rimangono a terra i cocci delle bottiglie di vetro fracassate, perché Arcangelo Sassolino lo sapeva che il cumulo si sarebbe formato e che magari quotidianamente qualcuno avrebbe dovuto pulire. Già, perché a forza di sparare bottiglie contro il muro il cumulo diventa gigantesco e si rischia che non ci sia più spazio. D’altronde Arcangelo Sassolino è un ingegnere, un ingegnere artista, e lui queste cose le sa di certo.<br />
Anche se io, ad Arcangelo Sassolino, una cosa gliela voglio proprio dire &#8211; oltre al fatto di togliere le didascalie perché se uno non sa è meglio &#8211; gli voglio dire che a me sono due le cose che piacciono di Afasia 1, che sarebbe poi meglio si chiamasse ah!, e cioè il fatto che ogni giorno c’è qualcuno che raccoglie i cocci delle bottiglie fracassate e permette al fucile di continuare a sparare contro il muro. E poi il caricamento delle bottiglie. Questo sì che è veramente bello!<br />
Quel rumore di aria compressa che tira indietro il caricatore, la bottiglia che cade dentro con quel rumore &#8211; bé, sì, di vetro, di che altro sennò – e infine il caricatore che nuovamente con un rumore di aria compressa prepara il fucile per il colpo in attesa dell’ah! Che sia poi un ah! vero o un ah! che si ferma all’altezza dello sterno, questo non ha importanza.<br />
L’attesa, l’attesa dell’ah!<br />
Questa sì che è una bella cosa, Arcangelo Sassolino!<br />
Baaaaam! Siamo al terzo colpo. Non ho calcolato quanto passa tra un colpo e l’altro, ma ci vuole un bel po’ tra un ah! e un suo simile, che poi è un ah! in tutte le lingue del mondo, anche in francese, quella lingua meravigliosa, dolce, romantica e sensuale, ma anche in italiano, in tedesco e in inglese. Già, perché anche in inglese un ah! è un ah!, non si può mica tradurre! Né tantomeno accorciare. In alcun modo.<br />
E comunque io sono qui che aspetto. Sì, aspetto il prossimo colpo. Non ho alcuna fretta, caro Arcangelo Sassolino. </p>
<p><a href="http://www.todayandtomorrow.net/2008/07/16/afasia-1/" target="_blank">Foto</a></p>
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